Recentemente è iniziata un'opera di riabilitazione del governo Prodi. C'è chi dice che ha risanato il bilancio e che ha ridato credibilità a un Paese ormai ridicolizzato all'estero dalle boutade berlusconiane. Quasi tutti danno la colpa della sconfitta elettorale a Veltroni, e il ruolo di Prodi viene quasi completamente trascurato.
Conosco il motto de mortuis nihil nisi bene, ma davvero non si può non rilevare che questa lettura dei fatti è fortemente fuorviante. Considero infatti le scelte politiche di Prodi la ragione principale che ha portato il centrosinistra alla disfatta e cercherò ora di spiegare il perché di questa affermazione.
Due anni fa Prodi non ha vinto le elezioni, tutt'altro. Considerando il divarico che si era registrato nel 2005 fra le due coalizione alle Regionali e visto invece il risultato di sostanziale parità ottenuto l'anno successivo alle Politiche, Prodi avrebbe dovuto leggere in questi dati una sostanziale sconfessione della sua proposta politica per il Paese. La piccola maggioranza numerica conseguita (nonostante al Senato in termini di voti assoluti l'Unione avesse avuto un risultato inferiore a quello della CdL) avrebbe dovuto suggerire un atteggiamento più modesto da parte del nuovo Governo, che invece si è sentito libero di assumere un atteggiamento di scontro totale nei confronti dell'opposizione. In questi due anni Prodi ha sempre cocciutamente cercato la cosiddetta "autosufficienza" della sua maggioranza, e lo ha fatto anche quando questa era platealmente impossibile da raggiungere, a meno che i provvedimenti in esame non finissero svuotati totalmente del loro significato. Basti pensare a quanto è successo sul tema della sicurezza (la maggioranza non è mai riuscita a convertire definitivamente in legge il decreto del Governo) o sul welfare.
Entrando poi nello specifico, Prodi non ha affatto sanato il bilancio. Pur potendo contare su una congiuntura economica favorevole, ha scelto di sperperare le maggiori entrate fiscali in provvedimenti inutili quali ad es. la manovrina del settembre 2007: 10 mld di euro buttati per effimeri interventi a pioggia, fatti per accontentare questa o quell'anima della maggioranza, privi di qualunque effettiva utilità sociale.
E' vero, il debito pubblico è leggermente sceso, ma non nel modo in cui avrebbe potuto scendere se il Governo avesse fatto una politica compiutamente indirizzata verso questo obiettivo. Quindi non è affatto vero quello che Prodi va spesso ripetendo, di avere cioè agito sempre in favore degli interessi nazionali: ha realizzato in questi due anni il minimo comun denominatore che in ciascun ambito gli veniva consentito dalla sua maggioranza. In sostanza, in due anni non ha fatto quasi nulla, sicuramente niente di significativo.
Ma causa finale della rovina sua, e di tutta la coalizione, è stata l'assurda insistenza con cui il Presidente del Consiglio fino all'ultimo ha preteso di "arrivare alla conta", senza provare a lasciare spazio ad altri. Il Governo già a fine dicembre era platealmente in difficoltà. Dini assai saggiamente il giorno di Santo Stefano aveva suggerito a Prodi di farsi da parte per permettere ad altri di costruire un nuovo governo che avrebbe potuto avviare un periodo di riforme, costituzionali ed economiche. Ma Prodi a questa proposta ha risposto con indifferenza, contando che alla fine avrebbe avuto ragione lui, che la maggioranza squinternata dell'Unione avrebbe retto, e che per altri tre anni sarebbe rimasto in carica a fare piccoli provvedimenti, riformine, il minimo indispensabile cioè, ma continuando a galleggiare.
Questo però non è successo. Alla fine la bolla è scoppiata e Prodi si è ritrovato col cerino in mano.
Arrivederci Professore, a molti (a me fra questi) non mancherà il Suo Governo fondato sulla mediocrità (intendo: sulla scelta di soluzioni medie, non radicali né efficaci).
La Sua caduta ha giustamente segnato la fine della Sua carriera politica, e ha comprensibilmente portato nel giro di due mesi la Sua coalizione alla debacle politica.